Ci sono domande che l'uomo pare non voglia porsi: sono come dei "tabù" che sembra non sia lecito affrontare.

Fatto davvero strano: le continua scoperte scientifiche, le innovazioni tecnologiche e le passioni politiche si rivolgono a soggetti che ignorano tutto di loro stessi.

Com'è possibile questo? Cosa dobbiamo attenderci da un sistema a tal punto privo di consapevolezza? C'è una via che porta alla "conoscenza"?


L'ARGOMENTO DEL MESE

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LA MENTE

 

Non dobbiamo confondere la mente con il Centro intellettuale. La "mente", infatti, non è il cervello (o encefalo) e dunque non appartiene al Corpo fisico.

Possiamo piuttosto definire la mente come l’insieme dei contenuti dello spazio psicologico oppure, in senso dinamico, come l’energia prodotta dall’insieme dei contenuti dello spazio psicologico.

In questo senso, lo spazio psicologico è mente; e, poiché lo spazio psicologico, completamente nelle mani dell'Ego, costituisce la Personalità, la Personalità è mente.

Ma quali sono i contenuti dello spazio psicologico? Sono sostanzialmente tre:

- ESSENZA LIBERA, nella quota di un 3% del totale;

- EGO (Aggregati psichici o difetti), che imprigionano il 97% dell’Essenza;

- EFFIGI MENTALI.

Dell’Ego e dell’Essenza abbiamo già detto nell’argomento del mese n. 1. Riguardo alle effigi mentali, potremmo dire che esse si affiancano agli Aggregati psichici nel riempire completamente, al 100%, lo spazio psicologico. Esse sono le immagini del mondo esterno, non ancora organizzate in Ego, proiettate nello spazio psicologico attraverso la finestra dei cinque sensi. Le Effigi servono alla manifestazione dell’Ego: l’idea che abbiamo di una fetta di torta può effettivamente attivare l’Ego della gola. Però l’Ego serve anche al rafforzamento delle Effigi: la Lussuria può condurre un soggetto alla ricerca di un’Effigie con cui soddisfarsi.

Una volta costituite, le Effigi hanno vita autonoma e agiscono attraverso il pensiero ed il ricordo. E’ molto difficile sbarazzarsi di un’Effigie mentale, una volta costituita. Infatti, le percezioni che giungono alla psiche attraverso gli organi di senso non vi si imprimono in modo temporaneo, ma permanente, come su un supporto magnetico. Il fatto di non ricordarle non significa che esse non esistano. Ogni esperienza, pertanto, modifica in modo permanente la struttura psicologica dell’uomo e, di conseguenza, per azione dell’Ego sui tre cervelli, anche la sua struttura fisica. Va posta quindi molta prudenza nell’esporsi alle impressioni del mondo esterno ed è indispensabile l’educazione dei sensi: in modo particolare, non vedere e non sentire tutto ciò che potrebbe capitare di vedere e di sentire (immagini, musica, discorsi ecc.), tenendo sempre ben presente per prima cosa la necessità del lavoro interno.

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La Mente si manifesta sotto tre diversi aspetti:

1) Mente scettica; 2) Mente dogmatica; 3) Mente interiore.

Le prime due menti sono espressione degli Ego e pertanto si definiscono menti egoiche attive. La terza è invece espressione dell’Essenza e si definisce mente interiore passiva.

La Mente scettica accetta solo ciò che può essere confermato dai cinque sensi e perciò viene chiamata anche Mente sensoriale. E’ la mente della scienza ufficiale, accademica, e crede solo nelle sperimentazioni riproducibili in laboratorio o negli studi condotti con determinati "metodi" razionali. Di tutto il resto dubita. Questa Mente, a cui si conferisce normalmente l’unico credito, è invece ingannevole, perché i cinque sensi non danno l’immagine esatta della realtà. La vista e l’udito sono, ad esempio, molto limitati: certi animali vedono e sentono cose che noi non vediamo e non sentiamo. La cosiddetta "scienza" è stata pertanto costretta, in passato, a formulare le sue teorie sulla base di sperimentazioni imperfette; teorie che, ancor oggi, continua sempre a modificare in seguito a nuovi, fallaci, strumenti di percezione prodotti dalla tecnologia. Pertanto, la "scienza" non possiede la verità per il semplice fatto che la verità non può essere provvisoria. Del resto, essa stessa ammette che "la realtà è inconoscibile" , perché i dati di cui può disporre sono parziali ed impermanenti.

La Mente dogmatica accetta soltanto ciò che corrisponde a certi suoi contenuti precostituiti e ritenuti veri, ma che veri non sono: sono invece, per l’appunto, dogmi prodotti dagli Aggregati psichici. E’ quindi una mente basata sul pregiudizio. Una tale mente non potrà mai essere aperta al nuovo e rappresenta uno dei più grandi ostacoli al lavoro interno.

La Mente interiore è collegata unicamente con l’Essenza. E’ perciò mente di Verità e di Sapere. Si deve alla presenza di questa Mente se il ricercatore sente l’inquietudine che lo conduce alla porta della Conoscenza e riesce ad aprirla. L’unico problema è che l’Essenza, nell’uomo comune e corrente, è solo un 3% del totale e, per di più, completamente addormentata.

Le due menti egoiche attive (scettica e dogmatica) sono infedeli e meccaniche perché, essendo al servizio dell’Ego, non consentono la formazione di concetti reali. In esse vengono elaborati pensieri soggettivi, illusori, condizionati. Non sono dunque menti creative, ma ripetitive. Si limitano cioè a ripetere, e spesso in modo parziale ed imperfetto, ciò che hanno appreso in precedenza e lavorano attraverso l’imitazione e la credulità. Esse appartengono quindi all’uomo dei primi due stati di coscienza.

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Gli Ego che condizionano e compongono le prime due menti, si stratificano in numerosi livelli (48 o 49, secondo certe tradizioni). Tali livelli costituiscono l’ inconscio. Si può pertanto paragonare la Mente ad un lago profondo (fig. 2), che in superficie è rappresentato dagli Ego del preconscio ed in profondità da quelli dell’ inconscio profondo (l’Es, secondo Freud). Il 3% di Essenza, cioè il livello del conscio e della Mente interiore, in tale lago non è rappresentato, se non occasionalmente.

Quando l’uomo crede di essere cosciente, in realtà si serve degli Ego del preconscio: confondendo il conscio con l’inconscio, egli crede di essere sveglio, ma invece dorme e sogna. Detto in altri termini, colui che non è in grado di entrare in relazione stabile con la propria percentuale di Essenza libera trascorre l’esistenza unicamente tra i vari livelli dell’inconscio senza mai poter sperimentare l’Io cosciente.

Tutte le diverse dottrine psicologiche o psicoanalitiche riconoscono una presenza stabile dell’ io cosciente negli esseri umani. Da quanto finora esposto, si deduce invece che l’ io cosciente, di norma, non è affatto una presenza stabile nella psiche dell’uomo. Ciò che viene definito io cosciente è, in realtà, l’io del secondo stato di coscienza ("pistis", vedi argomento del mese n. 2), che sembra sveglio e libero, ma che è invece totalmente condizionato e addormentato.

Solo attraverso l’eliminazione dell’Ego e la progressiva riduzione delle due Menti attive, il lago incomincia a riempirsi di Mente interiore, di pura Coscienza, costruita attorno ad una quota sempre maggiore di Essenza libera. E’ la situazione che porta alla costituzione dell’ anima formata.

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I contenuti delle prime due menti si esprimono nel Centro intellettuale attraverso la memoria meccanica, cioè una capacità di ricordare totalmente gestita dalla volontà dell’Ego.

In certi casi il ricordo è facile, perché appartiene agli Ego superficiali del preconscio. In altri più difficile o addirittura impossibile, quando appartiene agli Ego dell’inconscio profondo, che giacciono sepolti negli strati più sommersi della psiche.

Per gli Ego di questo tipo, il cui ricordo è normalmente impossibile, risale già a Freud la messa a punto di una particolare tecnica di indagine, nota come "metodo delle associazioni libere". Essa sfrutta un funzionalismo fondamentale della mente egoica, l’ associazione mnemonica meccanica (AMM), secondo la quale tutti i contenuti della mente, anche quelli più profondi, si mettono spontaneamente in relazione tra loro attraverso piccole parti comuni (assonanze, somiglianze, analogie simboliche ecc.). La persona che lascia la propria mente libera di associare i propri contenuti e sfugge alle ripetizioni meccaniche della vita quotidiana realizzando, anche per breve tempo, una condizione di perfetto rilassamento corporeo e di isolamento dall’ambiente esterno, sarà invasa da ogni tipo di pensiero e vedrà comparire davanti a sé numerosissime immagini, collegate tra loro in modo apparentemente illogico, ma tutte espressione di Ego ben precisi e talvolta anche molto profondi.

Ciò che conta è poter sperimentare la presenza di questo mondo sommerso e nascosto, le sue dinamiche ed i suoi effetti sulla psiche e sul corpo fisico. Spesso le immagini sono così brevi ed evanescenti che si percepiscono solo al momento del loro svanire. Nella situazione psicoanalitica, lo sperimentatore è un soggetto esterno, l’analista, che raccoglie le fuggevoli impressioni e ne documenta i percorsi. Nella situazione del ricercatore solitario è invece il soggetto stesso a doversi rendere oggettivo scienziato di se stesso. Ciò è possibile unicamente se egli, entrando in rapporto con il suo 3% di Essenza, diventa capace di vivere l’istante e di rendersi cosciente delle proprie dinamiche interne nel momento preciso del loro manifestarsi.

Si crea così una vera e propria pratica di conoscenza interiore in cui, attraverso l’AMM, i diversi Aggregati psichici hanno la possibilità di essere osservati in modo oggettivo per essere studiati e compresi. Come mostra la figura 3, la Coscienza (il 3% di Essenza) non occupa un posto preciso nel lago della mente, potendovi penetrare dovunque, per farvi luce. A differenza di Freud, che collocava l’Io cosciente nel livello più superficiale delle istanze psichiche e che mai quindi avrebbe potuto indagare negli strati dell’Es, il nostro ricercatore solitario, polarizzato nell’Essenza, si rende conto di poter illuminare anche il proprio inconscio e di giungere all’autorivelazione.

Proponiamo adesso tre diverse tecniche di autoanalisi, da eseguire sempre con il corpo ben rilassato e scollegato da possibili stimoli sensoriali.

1) Pratica dello schermo cinematografico: con la mente in silenzio e gli occhi chiusi, immagineremo davanti a noi uno schermo cinematografico. Dopo un certo tempo, vi si proietteranno spontaneamente molte immagini, apparentemente caotiche e senza senso, che studieremo passivamente sotto la guida dell’Essenza.

2) Pratica della galleria: con la mente in silenzio e gli occhi chiusi, immagineremo davanti a noi una galleria vuota. Entro breve tempo, essa sarà percorsa da ogni tipo di immagini e pensieri, in un senso e nell’altro, che osserveremo e studieremo passivamente, guidati dall’Essenza.

3) Pratica del paese psicologico: con la mente in silenzio e gli occhi chiusi, immagineremo di trovarci dentro a una città e di percorrerne le strade. Visiteremo quartieri nobili ed ignobili, palazzi ricchi e poveri, soffitte e cantine, chiese ed osterie. Incontreremo persone sconosciute, ma anche amici e conoscenti. Analizzeremo tutto ciò passivamente, lasciandoci guidare dall’Essenza, nella convinzione di essere nel nostro "paese psicologico", cioè all’interno della nostra psiche per conoscerne e studiarne gli Aggregati. Tutto ciò che vedremo in questa pratica, infatti, corrisponde ad un Aggregato ben preciso della nostra mente, che si rende spontaneamente osservabile attraverso l’AMM.

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L’Associazione Mnemonica Meccanica, caratteristica delle due menti egoiche, può agire in due sensi: verticale e orizzontale.

L’associazione verticale si verifica solo occasionalmente ed in circostanze particolari, come nel sogno o negli esercizi di introspezione, e collega fra loro Ego di ogni tipo, del preconscio e dell’inconscio profondo. Può essere utilizzata dal ricercatore polarizzato nella propria Essenza per il progresso nella conoscenza di sé e per il proprio lavoro interno. Le tre pratiche appena illustrate utilizzano per l’appunto l’associazione verticale e permettono la manifestazione di Aggregati anche molto profondi, la cui esistenza di norma viene negata dalla maggioranza delle persone (fig. 4).

L’associazione orizzontale, invece, si verifica sempre, è una costante della mente umana ed accompagna l’uomo esteriore in ogni istante della propria vita. Essa si svolge prevalentemente tra gli Ego superficiali del preconscio e sta all’origine di due processi particolarmente disturbanti per la conoscenza interiore: la chiacchiera mentale e la fantasia. Tali processi generano, all’interno dello spazio psicologico, un costante "rumore di fondo", come un eccessivo sommovimento della superficie del lago, che impedisce la manifestazione dell’Essenza (fig. 5). Essi, pertanto, sono da riconoscere e da eliminare al più presto da colui che cerca, perché sono all’origine di tre fondamentali ostacoli: sottraggono energie, rendono impossibile l’autoricordo e l’esperienza dell’istante, impediscono l’autoanalisi.

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Per quanto riguarda i ricordi, dobbiamo distinguere i ricordi della memoria meccanica e i ricordi della memoria-lavoro.

I ricordi della memoria meccanica sono collegati alle due menti egoiche attive (scettica e dogmatica) e sono dunque espressione di Aggregati della psiche. Essi non servono al lavoro interno, anzi, lo ostacolano suscitando stati interiori negativi come il rimpianto, il rammarico, il vittimismo, l’orgoglio, la vanità ecc.. Possiamo anche definirli residui negativi della mente o scheletri del passato.

I ricordi della memoria-lavoro sono collegati invece con la mente interiore. Non sono dunque espressione di Ego, ma di Essenza, e sono utili al progresso nel lavoro interno. Ad esempio, consentono lo studio di un difetto, l’analisi di un sogno, la realizzazione di una pratica, la comprensione di un libro ecc..

Mentre la memoria meccanica è fondata sul passato, la memoria-lavoro si fonda sul presente, sull’istante, sull’attimo. E’ quindi una memoria reale, concreta, scollegata con qualsiasi tipo di fantasia. Del resto, il lavoro interno inizia ogni istante da capo e si compie vincendo quella tentazione di voltarsi indietro che fece trasformare la moglie di Lot in una statua di sale.

Fantasia e la chiacchiera mentale, espressioni della AMM propria delle menti egoiche attive, trovano il loro corrispettivo, nella mente interiore, nell’ immaginazione e nel silenzio interiore. L’ immaginazione è dunque una facoltà della Coscienza ("immaginazione cosciente") e si distingue dalla fantasia perché si compie non nella proiezione attiva dell’Ego, ma nel raccoglimento sull’Essenza. Ciò che produciamo con l’immaginazione cosciente si compie sempre, non solo nei cosiddetti "mondi interni", ma anche nel mondo fisico secondo il detto: "immaginare è creare".

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L’eliminazione della chiacchiera interna e il conseguente silenzio della mente attiva, condizione indispensabile per la relazione con il 3% di Essenza, permette di sperimentare uno stato interiore di fondamentale importanza per il lavoro interno: la concentrazione.

Per concentrazione dobbiamo intendere una particolare facoltà dell’Essenza, espressa dalla mente interiore, che consente di rivolgersi ad un unico pensiero vivendo l’istante in perfetto autoricordo.

Secondo questa definizione, perché si possa parlare di concentrazione, occorrono alcune condizioni ben precise:

- capacità di usare le facoltà dell’Essenza: esse, a causa della prevalenza dell’Ego nello spazio psicologico, sono normalmente atrofizzate; si tratta di risvegliarle con l’esercizio costante, proprio come si riabilita un arto atrofizzato;

- uso della mente interiore: la concentrazione è dunque una facoltà passiva, spontanea, che si verifica senza alcuno sforzo e senza alcun dispendio di energie;

- esistenza di un unico pensiero: i pensieri che, assieme ai relativi problemi, di norma affollano in massa lo spazio psicologico, nella concentrazione sono affrontati uno per volta, con metodo rigoroso;

- capacità di vivere l’istante: la concentrazione si compie nel momento presente; l’unico pensiero, cioè, dev’essere attinente ad una situazione reale che avviene nel "qui ed ora", e deve rispettare il principio della "chiave di S.O.L." (soggetto - oggetto - luogo);

- stato di autoricordo: chi pratica la concentrazione deve vivere in collegamento con la propria parte Reale ed in continuo ricordo della propria Essenza.

Distinguiamo inoltre due tipi di concentrazione. Una avviene mentre i Centri della Macchina organica sono attivi (soprattutto il Centro intellettuale) e si verifica nella vita corrente di tutti i giorni; l’altra avviene nel completo riposo di tutti i Centri e si compie nel corso di un’apposita pratica.

 

Concentrazione nella vita attiva.

Si tratta di eseguire le attività della giornata in accordo alle caratteristiche della concentrazione appena ricordate e cioè:

1) vivere l’istante con un unico pensiero legato alla situazione reale. Ciò viene comunemente espresso con le frasi: "se devi lavarti, lavati; se devi vestirti, vestiti; se devi guidare l’automobile, guida l’automobile; se devi lavare i piatti, lava i piatti." E così via. Se infatti chi guida l’automobile dà ascolto ai diversi pensieri che possono entrare nella sua mente, non vive l’istante e guida in modo meccanico, forse anche pericoloso.

2) servirsi della mente interiore, integra e passiva, e abbandonare l’uso delle menti egoiche, attive e frammentate, apportatrici di chiacchiera, fantasia e distrazione. Ciò significa portare a termine i singoli obbiettivi programmati, senza permettere intrusioni di elementi disturbanti. A questo proposito, se la fantasticheria sterile è una pratica da abbandonare, la programmazione della giornata, fissando anche materialmente su un’agenda compiti e scadenze, può essere di grande aiuto. Potremmo anche in questo caso ricorrere ad alcune frasi, del tipo: "se esci per fare la spesa, fai la spesa e non fermarti al bar; se devi andare ad una conferenza, non fermarti a parlare con l’amico; se devi studiare, studia senza guardarti intorno".

3) essere in autoricordo. Non esiste concentrazione senza autoricordo, perchè, come abbiamo visto, la concentrazione è una facoltà della coscienza. L’atteggiamento interiore di chi vive in autoricordo è il distacco, la consapevolezza cioè che, al di là degli obbiettivi prefissati, ciò che conta è non perdere il rapporto con la propria Essenza. Tale condizione potrebbe essere riassunta dalla frase: "se devi lavare i piatti, lava i piatti, ma se non puoi farlo adesso, pazienza, lo farai dopo."

 

Concentrazione come "pratica".

La pratica della concentrazione è il punto di partenza di tutte le esperienze interiori e pertanto deve entrare obbligatoriamente a far parte delle attività quotidiane di chi desidera la conoscenza di sé. Essa si compie in un ambiente tranquillo, assumendo una posizione comoda con il corpo perfettamente rilassato.

La concentrazione può riguardare un oggetto esterno (un’arancia, una candela), ma anche una parte del corpo, per esempio una mano o un braccio. Particolarmente utile è la concentrazione sul cuore. All’inizio, dopo aver ottenuto un buon rilassamento, si cerca di indirizzare il pensiero verso l’unico oggetto prefissato, eliminando progressivamente tutti gli altri contenuti della mente. Successivamente, si analizza l’oggetto tenendo conto della sua origine, della sua finalità, della sua utilità, dei suoi pregi, dei suoi difetti, delle sue caratteristiche (forma, colore, peso, misura, consistenza ecc.). Infine si cerca di penetrare dentro l’oggetto, per arrivare progressivamente a concentrarsi sulle sue strutture più sottili, fino al singolo atomo, in cui anche la mente interiore si perde.

A questo punto, si può prolungare la concentrazione per un tempo indefinito oppure trapassare gradualmente nella meditazione. In tal caso la persona, concentrata nell’atomo, si può porre delle domande senza risposta logica, del tipo: "è questa la verità?" oppure "se tutto si riduce all’unità, l’unità a cosa si riduce?" (koan della meditazione zen). Dalla mente interiore si annullerà anche l’unico pensiero, il Corpo fisico si addormenterà e lascerà l’Essenza libera di sperimentare tutta una serie di stati interiori, che culmineranno nell’estasi mistica . E’ fin troppo evidente che la meditazione può verificarsi solo nel corso di un’apposita pratica.

Gli stati interiori che si sperimentano nella meditazione sono, progressivamente: 1) indagine sulla causa e sull’origine delle cose; 2) lettura dei registri dell’Akasha; 3)sperimentazione dei diversi componenti dell’Essere; 4) sperimentazione del Vuoto Illuminatore; 5) sperimentazione della Gran Realtà; 6) estasi mistica o sahamdi.

Se dunque la concentrazione si esegue da svegli e con la mente ferma in un unico pensiero, la meditazione si compie con il corpo addormentato e senza alcun pensiero.

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Le caratteristiche della concentrazione sopra descritte possono, in ultima analisi, essere riassunte in una sola: l’uso della mente interiore. Chi usa la mente interiore, infatti, è già naturalmente concentrato: la relazione con l’Essenza gli consente di vivere l’istante in autoricordo e senza chiacchiera mentale. Se tali caratteristiche sono state specificate, lo si è fatto unicamente a scopo didattico, cioè per poter differenziare la concentrazione da altri stati interiori apparentemente molto simili e con i quali essa non va confusa.

L’ attenzione, per esempio, non è una facoltà della coscienza e non presuppone l’uso della mente interiore. Manca anche l’autoricordo. Tuttavia, le menti egoiche, pur sempre pronte a dubitare e a confrontare, sono disciplinate: la loro attività è ridotta al minimo ed è quasi assente la chiacchiera mentale. Ciò consente alla persona attenta di vivere l’istante e di avere il pensiero indirizzato verso un unico obbiettivo.

La condizione opposta all’attenzione è la distrazione. In essa, le menti egoiche sono totalmente indisciplinate ed il soggetto è facile preda della chiacchiera mentale e di ogni tipo di attività fantastica. Non è assolutamente possibile vivere l’istante e il pensiero erra vagando tra una quantità di pensieri diversi.

L’ identificazione può, a prima vista, essere confusa con l’attenzione, perché la mente è indirizzata ad unico oggetto. Ma guardare un film immedesimandosi nelle vicende dei personaggi, lasciarsi affascinare da una partita di pallone, piangere ascoltando una certa musica non è vita reale, bensì sogno. Nell’ identificazione, infatti, ciò che domina nella mente è un Ego che porta la persona a perdere non solo la coscienza di sé, ma anche la consapevolezza dell’istante: in questo stato, che è lo stato interiore di quasi tutti coloro che non seguono un percorso di autoconoscenza, l’illusione viene scambiata per realtà e la vita si consuma in una continua serie di rappresentazioni ingannevoli.

Riassumiamo nella tabella sottostante le principali caratteristiche psicologiche degli stati interiori descritti in questo capitolo.

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