LA SCALA ANTROPOLOGICA SETTENARIA 

 

INTRODUZIONE

 

NOTE DI ANTROPOLOGIA GENERALE

    Il termine "antropologia" significa letteralmente "studio dell'uomo" (dal greco anthropos = uomo e logos = studio).

    Lo studio dell'uomo nella sua interezza è un'impresa di enorme complessità, ed è per questo che i metodi proposti sono in genere incompleti e limitati. Lo studio che proponiamo, forzatamente schematico e succinto, si prefigge il tentativo di guardare all'uomo nei suoi diversi aspetti, in modo da poter offrire una visione generale e, per quanto possibile, completa.

    Possiamo dire che una vera antropologia dovrebbe possedere queste qualità: 

    Possiamo dunque affermare che un vera antropologia è un' Antropologia dinamico-storica dell'Uomo concreto nella situazione totale. A questa definizione ci atterremo nella nostra trattazione. In fondo, il nostro dovere è quello di essere utili a noi stessi, alla nostra evoluzione personale, tenendo presente che lo studio e la conoscenza dell'uomo è fondamentale per poter assecondare la sua progettazione.



CARATTERI DELL'ANTROPOLOGIA INDIVIDUALE

LA SCALA SETTENARIA

    La struttura dell'uomo ha per simbolo la SCALA. La scala è un simbolo universale: rappresenta il salire e il discendere, il progresso e il regresso, l'evoluzione e l'involuzione. Pertanto rappresenta anche il dinamismo: su una scala non si sta fermi, ma si è obbligati al movimento, qualunque esso sia, al passaggio, all' "andar oltre". Rappresenta quindi anche la vita stessa dell'uomo ed il suo livello dell'essere, che muta sempre, ad ogni istante, o in senso evolutivo o in senso involutivo.

 

fig. 1 - Giusto de' Menabuoi: il sogno di Giacobbe, affresco, particolare.  Padova, Battistero del Duomo

 

    La scala, a sua volta, può essere associata ad un altro simbolo: la montagna. Anche qui si tratta di salita e di discesa, movimento, dinamismo. Con in più il concetto che più si sale in alto, più grande è il panorama che si vede. Salita ed ascensione, dunque, come conoscenza, conquista, presa di coscienza, evoluzione progressiva.

    L'esperienza che l'uomo ha di se stesso si può quindi riassumere attraverso i gradini di una scala. Generalmente, si dice che i gradini sono sette o nove. Per semplicità, noi adotteremo la scala settenaria, a sette scalini, anche in accordo alla cosiddetta "legge del sette", cioè la "legge ordinatrice": tutto ciò che esiste è governato da questa legge, le note musicali, i colori, i peccati capitali ecc.. Ogni scalino equivale a un grado diverso di "sentirsi uomo" e porta un nome convenzionale, che riassume le diverse qualità di esperienza. I gradini vendono denominati, dal basso in alto:

1) della materia corporea      2) del corpo vivente      3) dell'affettività      4) dell'intelligenza       5) della libertà       6) dell'autocoscienza       7) della supercoscienza

    In ogni gradino coesistono due aspetti:

1) l'aspetto individuale (che a sua volta implica due tipi di relazione, verso di sé e verso gli altri); 2) l'aspetto collettivo. Questo modo di vedere permette di cogliere tutte le sfumature di un'esperienza: è infatti cosa diversa il parlare di affettività personale, di affettività estesa agli altri o di aspetto collettivo dell'affettività.

    Gli antichi, inoltre, dividevano il "settenario" il tre gruppi, secondo il concetto secondo cui l'uomo risulta composto da una triade: corpo (soma), anima (psiche), spirito (pneuma).

    Si noti che il quinto grado è intermedio, appartenendo sia alla psiche che al pneuma.

 

LA SCALA ROVESCIATA

    Alla scala settnaria "positiva" descritta in precedenza corrisponde un'altra scala, simmetrica e rovesciata: la cosiddetta "scala negativa". Essa comprende tutte le attività e le esperienze involutive e di distruzione: degrado della materia, atti di odio, atti antibiologici, contro la libertà, la conoscenza ecc.. Tutti noi abbiamo ben presente come si riveli nella nostra esperienza quotidiana la scala negativa, sia per le cose che vediamo succedere all'esterno di noi, sia per quello che accade dentro di noi quando siamo suggestionati, illusi, circuiti, quando diventiamo preda dei nostri difetti psicologici ecc. ecc..

 

LA SALITA E LA DISCESA DELLA SCALA

    La scala settenaria, nella sua parte positiva o negativa, può essere percorsa sia in salita che in discesa.

    La salita nella parte positiva offre l'esperienza della conquista e della conoscenza; la discesa volontaria, sempre nella parte positiva, offre l'esperienza della libera donazione di sé, dell'aiuto disinteressato che si può dare a chi si trova più in basso.

   La discesa nella parte negativa esprime il concetto di caduta, così come la risalita, sempre nella parte negativa, esprime il concetto di riscatto, di rinascita interiore.

    Resta inteso che l'uomo possiede già dentro di sé tutti gli aspetti della scala, ma essi si presentano per lo più in forma inconsapevole. Salire, scendere, cadere, riscattarsi significa pertanto prendere coscienza dell'esistenza di questi livelli ed assimilarne le qualità specifiche. La salita nella parte positiva porta all'unificazione e alla pace; la caduta nella parte negativa conduce alla disgregazione e alla disperazione (cfr. la lingua greca: dia-ballo, rompo, spezzo, da cui il termine "diavolo").

 

LA GRADUALITA'

    Nello studio e, soprattutto, nella presa di coscienza della scala, molto importante è la gradualità. I gradini, anche se sono presenti dentro di noi confusamente tutti insieme, devono essere saliti uno per volta, a cominciare dal primo. Senza affettività non ci può essere comprensione, senza comprensione non ci può essere libertà, senza libertà non ci può essere autocoscienza. Ogni grado successivo è condizionato dal precedente. Il concetto di gradualità è fondamentale, ed indica il metodo di lavoro. Tutte le vie ascetiche del passato prevedevano infatti l'esperienza ed il percorso "graduale" del proprio corpo, della propria affettività, intelligenza, autocoscienza ecc. attraverso prove simboliche chiamate "iniziazioni".

 

BENESSERE E CRISI

    Nella salita della scala ci sono alcuni gradini che "frenano", e il cui superamento implica uno sforzo particolare e supplementare: tali sono i gradini dell'intelligenza e dell'autocoscienza (4° e 6° grado). Essi sono infatti statici, non generano movimento o impulso, ma portano piuttosto a soffermarsi, riflettere, verificare, appoggiarsi.

    Altri gradini, invece, generano movimento e "spingono" a salire. Tali sono i gradini dell'affettività e della libertà (3° e 5° grado), che sono fonte di creatività, dinamismo, impulso. Possiamo ben dire che l'attenzione affettiva sia il nucleo di tutta l'antropologia: non basta sapere intellettualmente cosa c'è in cima alla scala. Il punto di partenza per ogni mutamento e progresso sta sempre nella carica affettiva (amore) e nella decisione della volontà.

    Nella difficile salita della scala, alternata da spinte e da pause, ci si trova anche ad affrontare momenti di benessere e di crisi. Il benessere è lo stato che si raggiunge quando, superate le difficoltà, si giunge alla realizzazione dello scopo; corrisponde simbolicamente al momento in cui il piede sollevato trova sostegno e riposo in un gradino più alto. Non sempre il benessere è positivo per la salita; spesso, all'opposto, produce stasi e infiacchimento.

    La crisi è viceversa lo stato in cui ci si mette in discussione: tutto sembra difficile, se non impossibile, e si preferirebbe star fermi sulle posizioni acquisite, che pur si percepiscono come provvisorie. La crisi non è un evento involutivo, anche se spesso genera sofferenza; essa è uno stimolo al progresso, e rappresenta uno stato di passaggio tra un momento di benessere e un altro. Non c'è infatti benessere senza crisi. E' piuttosto vero il contrario: è il prolungato stato di benessere ad essere negativo per l'uomo, che deve affrontare i momenti di crisi per essere progressivamente "risvegliato".

    Riportiamo, ad avvalorare i concetti della scala fin qui esposti, una poesia del Premio Nobel per la letteratura Hermann Hesse, intitolata per l'appunto "Gradini". La traduzione italiana è di Ervino Pocar.

 

    Come ogni fior languisce e giovinezza

cede a vecchiaia, anche la vita in tutti

i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni

senno e virtù, né può durare eterna.

Quando la vita chiama, il cuore sia

pronto a partire ed a ricominciare,

per offrirsi sereno e valoroso

ad altri, nuovi vincoli e legami.

Ogni inizio contiene una magia

che ci protegge e a vivere ci aiuta.

 

    Dobbiamo attraversare spazi e spazi

senza fermare in alcun d’essi il piede,

lo spirto universal non vuol legarci

ma su di grado in grado sollevarci.

Appena ci avvezziamo ad una sede

rischiamo d’infiacchire nell’ignavia;

sol chi è disposto a muoversi e partire

vince la consuetudine inceppante.

 

    Forse il momento stesso della morte

ci farà andare incontro a nuovi spazi;

della vita il richiamo non ha fine…

Su, cuore mio, congedati e guarisci!

 

CARATTERI DELL'ANTROPOLOGIA COLLETTIVA

    Quanto si è detto per l'individuo, per analogia vale anche per la collettività, che è costituita da individui. L'interpretazione della scala settenaria trasportata alla collettività è la medesima, sia che si tratti ad esempio di agricoltura (1), di sessualità (2), di arte (3), di istruzione (4), di istituzioni (5). Se poi una collettività arriva ad essere autocosciente (6), diventa una comunità. Se tale comunità si ritrova in un Assoluto (7), essa raggiunge quella particolare condizione in cui tutti cooperano in perfetta armonia.

    Se nel passato il conflitto principale era tra l'uomo e la natura (conflitto ancor oggi non del tutto risolto, anzi oggetto in questi tempi di ulteriore risveglio anche a causa dei continui insulti dell'uomo verso la natura), con il progresso tecnologico il conflitto è passato ad un altro livello: tra l'uomo ed i suoi simili, tra l'uomo e la collettività, tra l'individuo e la società. Per fare un esempio, il conflitto derivante da come l'uomo distribuisce i suoi beni.

    Constatiamo quindi anche nella dimensione collettiva quella gradualità dei problemi secondo la stessa scala che abbiamo considerato per l'individuo.

 

LA STORIA

    Ciò che abbiamo detto per la storia dell'individuo vale anche anche per la storia della collettività. Al di là del considerare la storia come evento circolare (concetto orientale) o lineare (concetto occidentale), ciò che conta è considerare la storia dell'uomo come formata da tanti fili successivi, ognuno dei quali ha un suo inizio e una sua fine. Nell'insieme, però, la storia appare continua.


    I singoli fili possono essere singoli individui, o singole collettività, che nascono, crescono e muoiono in modo successivo, ma anche eventi più grandi, intere civiltà. Tutto, nella storia, sia essa considerata circolarmente oppure linearmente, nasce, si sviluppa ed inevitabilmente muore. Ed ogni nascita avviene contemporaneamente e nascostamente alla morte di qualcos'altro. L'apogeo di una crescita è segnato da una calma apparente, da un'apparente tranquillità. Ma essa rappresenta l'inizio della morte e la preparazione di un'altra nascita sotterranea, che poi affiorerà crescendo e sviluppandosi in modo più o meno tranquillo e appariscente.

    Ogni civiltà, mentre attraversa questi suoi tre aspetti (nascita, sviluppo e morte), deve affrontare i sette gradini della scala: i suoi problemi economici, ecologici, sociali, scientifici, politici, di autocoscienza e di religiosità. Anche nella dimensione collettiva non possiamo aspettare che un grado sia perfettamente risolto per passare al successivo; perché se è vero che ogni grado successivo è condizionato da quello precedente, è anche vero che una crescita armoniosa richiede di vivere tutti i gradi contemporaneamente. Aspettando di risolvere i problemi economici, una società non può dilazionare i problemi inerenti alla libertà, alla religione, alla sessualità ecc..

 

DOVE CI TROVIAMO OGGI

    La fase storica che la società sta vivendo oggi e manifestamente una fase oscura, una fase di "crisi", di sofferenza, di passaggio. L'umanità ha il piede alzato e, mentre si regge in modo instabile sull'altro, cerca il gradino successivo. Non possiamo assolutamente conoscere quale sarà questo gradino; possiamo però essere certi che dopo la fase oscura ci sarà la fase luminosa, di "benessere" e di felicità. La fase di chi, dopo un periodo di instabilità, posa finalmente il piede sul gradino saldo e sicuro della nuova era.

    Il pericolo di caduta è gravissimo. Cadute spaventose sono già avvenute. Ma anche grande è la possibilità di fare un volo in un'altra dimensione insospettata. Per questo, dal punto di vista sociale, la virtù del coraggio e della speranza sono molto importanti affinché, non potendo vedere ciò che ci aspetta, non si sia presi dalla disperazione.

 

- pagina iniziale -