PER VOLERE DEL PADRE, SI RIPRENDE LA PUBBLICAZIONE DELLA SCALA ANTROPOLOGICA

TEMPORANEAMENTE SOSPESA AL N. 8

 


 

 

LA SCALA ANTROPOLOGICA SETTENARIA

 

ARGOMENTO DEL MESE N. 9

 

SECONDO GRADO: IL CORPO VIVENTE

 (continua dal n. 8) 

 

 

 

 

 

 IL PROBLEMA DEL DENARO

 

    Anche se, apparentemente, il problema del denaro non sembra aver nulla a che fare con il secondo grado, quello biologico o del corpo vivente, procedere oltre senza essersi dati un ordine economico impedisce qualsiasi realizzazione dei gradini successivi. Senza contare che la corretta gestione del denaro è fondamentale per risolvere al meglio tutto gli aspetti inerenti alla salute, all'alimentazione, all'interazione con l'ambiente ecc. ecc., tutti aspetti che riguardano propriamente il secondo gradino.  Il problema della gestione del denaro esige quindi a questo punto una nostra chiara presa di posizione.

    Anche la gestione del denaro prevede due risvolti:

1) quello individuale; a) verso se stessi  b) verso gli altri;

2) quello collettivo.

          

    1a) L'ASPETTO INDIVIDUALE VERSO DI SE': UNA VITA SOBRIA.

    Come nel corpo fisico il mangiar troppo fa ingrassare e produce una deformazione fisica, così l'ammassare troppo denaro produce una deformazione psicologica. C'è bisogno di una regola. E' necessario scomporre il denaro nel suo triplice problema: a) guadagnarlo; b) usarlo; c) accumularlo. Si sbaglia sempre quando non si chiarisce a quali di questi tre aspetti ci si riferisce. Una cosa, infatti, è guadagnare soldi (onestamente o disonestamente), un'altra è usarli (bene o male, per una cosa piuttosto che per un'altra), un'altra ancora è accumularli per determinati scopi. Sono tre problemi completamente diversi.

    LA REGOLA: riguardo la quantità di denaro da guadagnare, al modo di usare il denaro guadagnato e alla quantità di denaro da accumulare non c'è una regola che valga per tutti. La regola deve essere personale, ciascuno è fatto in modo diverso ed ha esigenze diverse, proprio come avviene per il cibo. La misura deve quindi essere una misura individuale, ma deve essere anche una misura umana, che tenga conto dei reali bisogni che quella persona ha in quel preciso momento. La regola pertanto deve essere assolutamente mobile: come avviene per il corpo, che può avere bisogno di un alimento di un certo tipo piuttosto che di un altro a seconda delle stagioni, dello stato di salute o di diverse circostanze, così per l'alimento denaro è estremamente necessario essere flessibili e seconda dei bisogni reali della persona in quel preciso momento. Ognuno deve essere capace di un impegno economico personale, e ognuno deve fare quanto è in grado di fare: se è in grado di fare poco (perché vecchio, malato, bambino ecc.) quel poco sarà la sua misura piena. Viceversa, se i soldi sono in eccedenza rispetto ai proprio bisogni, bisognerebbe assegnarne un tanto per sé, dopo averne stabilito la misura in modo sereno e giusto, e un tanto per gli altri, perché facciamo tutti parte di una collettività.

    IL LAVORO E IL GUADAGNO: ogni persona deve guadagnare quello che gli occorre mediante il lavoro. L'esperienza e tutti i detti dell'antichità (Sacre Scritture comprese) indicano che il lavoro e il "sudore delle fronte" sono condizioni indispensabile per il proprio sostentamento. D'altronde, sempre l'esperienza, specialmente di questi ultimi anni, insegna che il denaro acquisito non mediante il lavoro (per es. con il gioco) non conduce spesso a nulla di buono. Il gioco genera grave dipendenza, false aspettative e l'offerta del facile guadagno attraverso di esso, perseguita in modo così scoperto anche dalle strutture pubbliche, è senza dubbio indice di debolezza economica e di decadenza. Nessuno quindi deve sentirsi esentato dal dovere del lavoro, per quanto possa anche essere o sentirsi una persona evoluta o spirituale e quindi quasi in diritto di "essere mantenuto". I gradi elevati della scala non eliminano quelli più bassi: si deve lavorare per essere uomini, senza concepire il lavoro come restrizione mentale o come riduzione della propria libertà. Alcune attività non sono correlate immediatamente con il guadagno, ma sono ugualmente doverose in particolari condizioni o momenti della vita. E' per esempio il caso dello studente, che apparentemente non lavora ed è mantenuto da altri. E' facile capire che in questo caso il lavoro è proprio costituito dallo studiare. Lo studente che studia è moralmente e socialmente sano proprio come il lavoratore che guadagna onestamente ed ha diritto ad essere mantenuto, perché sta compiendo un lavoro. Si tratta, se mai, di capire se sia più giusto che lo studente sia mantenuto dalla famiglia o dalla collettività. Così è per la donna di casa, che compie il suo lavoro apparentemente senza retribuzione, e anche in questo caso ci si può chiedere se non sia più giusto affidare i lavori domestici a qualche organizzazione che si occupi specificamente di ciò, lasciando libera la persona di svolgere altre attività.

    LA SOBRIETA' DI VITA: se uno si orienta secondo le regole anzidette ottiene subito tre effetti immediati:

a) l'evoluzione spontanea e armoniosa al grado successivo;

b) l'apertura del cuore. L'avaro, infatti, non può salire ai gradi superiori, se non altro perché non è in grado di possedere un'affettività normale, un'intelligenza normale, una vera libertà ecc.. Il suo cuore, infatti, "è là dov'è il suo tesoro" . Se è vero che un uomo libero, intelligente, "amoroso" ed equilibrato sa automaticamente usare bene i suoi soldi, è vero anche il contrario: un uomo che comincia ad usare bene i suoi soldi diventa più "amoroso", intelligente, equilibrato ecc. ecc. e si apre la strada ai gradini più alti della scala;

c) l'equilibrio nelle scelte. L'atteggiamento corretto verso il problema del denaro pone finalmente fine all'incertezza davanti a certe scelte. Saper dire con sicurezza "questo sì", "questo no" di fronte a certi acquisti o a certe scelte economiche è una conquista che conduce a quel tipo di sereno equilibrio che permette di vincere la sfida del denaro.

 

    1b) L'ASPETTO INDIVIDUALE VERSO GLI ALTRI: APERTURA VERSO I BISOGNOSI

    Nell'atteggiamento che possiamo tenere verso gli altri, distinguiamo due categorie di "altri":

(*)    Per quanto riguarda la dimensione sociale del problema, di come cioè la società abbia il dovere di rispondere al problema della povertà, vedi più avanti, nell'aspetto collettivo.

(**)  Bisogna stare però attenti a chi si offre il proprio tempo. Ci sono persone che si fingono bisognose (anche di buone parole),  e che poi non sanno o non vogliono utilizzare il nostro aiuto. In questo caso il dovere è quello di, una volta accertata la pervicacia nella cattiva volontà dell'altro, abbandonare il finto povero al proprio destino. "Darei la mia vita per te (in quanto mio simile), ma non un minuto del mio tempo (perché andrebbe inevitabilmente perso).

 

    2) L'ASPETTO COLLETTIVO

       IL NOSTRO SISTEMA ECONOMICO E' IL CAPITALISMO

        L'aspetto collettivo del denaro riguarda riguarda l'aspetto istituzionale del problema economico, quindi bisognerebbe operare una critica (giudizio critico) a tutto il nostro sistema economico occidentale (anzi, ormai non più soltanto occidentale: il tipo di economia di cui parliamo, che chiamiamo capitalismo o neo-capitalismo, si è esteso anche all'Est e si sta espandendo dappertutto). La nostra civiltà è interamente dominata dall'economia di tipo capitalistico. L'attuale sistema economico ha praticamente determinato interamente il sistema di civiltà.

    Se viviamo, se lavoriamo, è necessariamente all'interno di un determinato sistema in cui il denaro è stato istituzionalizzato, cioè in un sistema economico che ha le sue istituzioni, le sue leggi (che sono ferree, come esperto di economia ben sa), ha una sua teoria generale. Su queste istituzioni, leggi e teorie si basa un sistema strutturato in modo assolutamente rigido, che serve da supporto a tutti gli altri sistemi: la politica, la religione, l'arte. Nessuno può sottrarsi.

    Si dice questo non per essere pessimisti, ma per cercare di capire bene quanto siamo immersi in questa dimensione; Se noi comprendiamo bene tutto ciò, non solo non diventiamo pessimisti, ma, al contrario, desiderosi di liberarci da questa schiavitù, per quanto è possibile; se però non siamo consapevoli delle catene che ci vincolano, non abbiamo voglia di togliercele, né siamo capaci di farlo.

CRITICHE ALLA LEGITTIMITA' DI QUESTO SISTEMA ECONOMICO

            La critica veramente sostanziale al nostro sistema economico è che esso è basato esclusivamente sul profitto, cioè sull'accumulo, il produrre per accumulare sempre di più. E siccome questa diventa la cosa più importante, di fatto è un sistema inumano, perché non tiene conto dell'uomo nel suo insieme, delle sue qualità in generale. E' quindi un sistema immorale. Il profitto sempre maggiore è una cosa assurda e nociva, proprio come avviene per il cibo assunto in maniera eccessiva, che produce un inutile accumulo di grassi. Una società avara, come un individuo avaro, diventa ignorante della proprie condizioni psicologiche e spirituali: pur di accumulare è disposta a tutto e fa in modo che le cose e gli individui siano spinti ad accumulare sempre di più.

            Inoltre, la produzione della ricchezza è indiscriminata, cioè non tiene conto dei bisogni nei settori primari. In una società normale bisognerebbe produrre dei beni a seconda delle necessità. Invece, in un sistema economico com'è quello capitalistico, basato solamente sul profitto, non serve produrre grano per tutti se la produzione di inutili, costosissimi giocattoli (telefonini compresi) rende di più. Attraverso la pubblicità si è in grado di creare falsi bisogni, ma molto redditizi sul piano economico. Si vede bene quanto questo sistema sia inumano, ingannevole e mistificatorio.

            La terza critica è che l'economia attualmente è ridotta ad una tecnica, ad una macchina che poterebbe benissimo non avere uno scopo, ignorando che tale macchina è costruita da uomini. Per cui gli uomini, che dovrebbero essere lo scopo della sua costruzione, vengono utilizzati semplicemente come strumenti. Tutti noi lavoriamo per salvare il sistema economico, nessuno escluso, e se c'è qualcuno che riesce a sottrarsi al suo perverso meccanismo, è perché tutti gli altri lavorano per tenerlo in piedi. Sarebbe un sistema da cambiare, però bisogna vedere se si può operare da questo grado della scala oppure da altri. Concludendo, si può dire che questo sistema ha per effetto lo sfruttamento degli uomini.

 

        ESISTONO DELLE SOLUZIONI?

            E' chiaro che, se esiste una soluzione positiva, essa deve essere una soluzione radicale, altrimenti il sistema, così enorme, tenderà sempre ad autoriprodursi.

            Gli economisti, comunque siano, non sanno progettare un un modello diverso da questo, perché non hanno i modelli del futuro. Inoltre, non possono dare delle soluzioni al problema del 2° grado, perché dovrebbero tener conto di tutti gli altri gradi. Ma qual è l'economista sano, equilibrato affettivamente, veramente intelligente, libero, autocosciente ecc. che sia capace di vedere l'umanità nella sua totalità?

            Se qualcuno ha capacità nel settore economico ed è un uomo sufficientemente autorealizzato può tentare di contribuire, anche solamente parlando, scrivendo, vivendo in un certo modo, cercando di persuadere. Bisogna essere creativi, perché si tratta di inventare delle strutture che non esistono ancora, ed è evidente che ogni piccolo contributo può essere fondamentale. Se mai ci sarà un nuovo sistema economico, esso si formerà dagli sforzi individuali di ciascuno di noi.

            Resta inteso che una soluzione di fondo al problema del 2° grado deve coinvolgere anche tutti gli altri gradi. Non esiste la possibilità di poter risolvere un problema ad un certo livello se gli altri livelli non sono risolti.

 

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        Termina qui l'esposizione, sotto forma estremamente schematica, dei problemi riguardanti il 2° livello della scala antropologica. Ci sarebbero altri temi da trattare, per esempio il rapporto dell'uomo con l'ambiente (ecologia, OGM), quello della manipolazione genetica, ecc.. Li lasciamo aperti per non appesantire troppo queta esposizione, certi che il lettore saprà trovare da sé le rispettive soluzioni.

          

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